La storia di Stacey Castor, condannata per avere avvelenato il marito David con l’antigelo e tentato di attribuire i delitti alla figlia Ashley.
Il 22 agosto 2005, David Castor venne trovato morto nella camera da letto della sua abitazione nella contea di Onondaga, nello Stato di New York. Accanto al corpo furono rinvenuti contenitori e bicchieri collegati all’antigelo.
La morte venne inizialmente classificata come suicidio causato dall’ingestione di glicole etilenico. Gli investigatori cominciarono però a dubitare della ricostruzione, concentrando l’attenzione sulla moglie Stacey Castor.
Nel 2007 fu riesumato anche il corpo di Michael Wallace, primo marito della donna, morto nel 2000. L’autopsia individuò un avvelenamento da antigelo e le autorità riclassificarono quella morte come omicidio. Stacey Castor non venne mai formalmente accusata dell’uccisione di Wallace, anche se gli elementi relativi al caso furono ammessi nel successivo processo.

Stacey Castor: il falso biglietto e Ashley trovata priva di sensi
Il 14 settembre 2007, Ashley Wallace, figlia ventenne di Stacey, venne trovata priva di sensi nella propria camera. Aveva ingerito una combinazione di farmaci e alcol e riuscì a sopravvivere dopo il ricovero.
Accanto a lei venne recuperato un documento dattiloscritto presentato come una lettera di suicidio. Nel testo Ashley sembrava attribuirsi le morti del padre Michael Wallace e del patrigno David Castor.
Quando riprese conoscenza, la giovane negò di avere tentato il suicidio, di avere scritto il documento e di avere ucciso i due uomini. Secondo l’accusa, Castor aveva avvelenato la figlia e preparato la falsa confessione per far ricadere su di lei la responsabilità dei delitti.
Il procedimento giudiziario riguardò quindi l’omicidio di David, il tentato omicidio di Ashley e la presentazione di un falso documento legato al testamento del marito.
La condanna e la morte in carcere
Il 5 febbraio 2009, una giuria dichiarò Stacey Castor colpevole di omicidio di secondo grado per la morte di David, tentato omicidio di secondo grado ai danni di Ashley e presentazione di un falso atto.
Il mese successivo venne condannata complessivamente a 51 anni e quattro mesi fino all’ergastolo. Castor continuò a dichiararsi innocente, ma la condanna fu confermata all’unanimità in appello nel 2012. Nel 2015 venne respinto anche un ulteriore tentativo di ottenere l’annullamento della sentenza.
La donna morì l’11 giugno 2016, a 48 anni, mentre era detenuta nel carcere femminile di Bedford Hills. L’ufficio del procuratore della contea di Onondaga indicò come causa del decesso un attacco cardiaco, escludendo elementi riconducibili a suicidio o interventi esterni.