Il dirottamento del volo Air France 8969 nel Natale 1994, i tre ostaggi uccisi e l’operazione del GIGN che liberò 173 persone a Marignane.
La mattina del 24 dicembre 1994, il volo Air France 8969 si preparava a partire dall’aeroporto Houari Boumédiène di Algeri con destinazione Parigi. A bordo dell’Airbus A300 si trovavano 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio.
Al termine dell’imbarco, quattro uomini entrarono nell’aereo presentandosi come addetti aeroportuali. Erano invece militanti armati del Gruppo islamico armato algerino, conosciuto con la sigla GIA. Il commando prese il controllo del velivolo e ordinò alle autorità di consentirne il decollo verso la Francia.
Cominciò così una crisi durata complessivamente 54 ore, nel pieno della guerra civile algerina. Il governo di Algeri impedì inizialmente la partenza e gestì le trattative, mentre la Francia mise in allerta il GIGN, l’unità speciale della Gendarmeria nazionale.

Volo Air France 8969: tre ostaggi uccisi prima del decollo
Durante le trattative, i dirottatori liberarono progressivamente 63 persone, ma uccisero tre ostaggi per costringere le autorità a cedere: un poliziotto algerino, un diplomatico vietnamita e Yannick Beugnet, cuoco dell’ambasciata francese ad Algeri.
Dopo la terza esecuzione, nella notte del 26 dicembre, il governo algerino autorizzò finalmente il decollo. Nell’aereo erano rimasti 173 passeggeri e membri dell’equipaggio, oltre ai quattro dirottatori.
Il velivolo atterrò all’aeroporto di Marseille-Provence, a Marignane, ufficialmente per rifornirsi di carburante. Il commando continuava a chiedere di raggiungere Parigi. Le autorità francesi decisero però che l’aereo non sarebbe ripartito: temevano un’azione suicida contro la capitale.
L’assalto del GIGN e la liberazione degli ostaggi
Per diverse ore il GIGN osservò il velivolo e preparò un possibile intervento. Nel pomeriggio i dirottatori fecero avvicinare l’Airbus alla torre di controllo e aprirono il fuoco nella sua direzione. Le trattative vennero considerate fallite.
Alle 17.12 tre passerelle mobili raggiunsero altrettante porte dell’aereo. Gli uomini del GIGN entrarono contemporaneamente dalla parte anteriore e posteriore, mentre gli ostaggi venivano evacuati attraverso le uscite di emergenza.
I quattro membri del commando, riparati nella zona del cockpit, risposero con armi automatiche e granate. Dopo circa diciassette minuti di scontro furono tutti uccisi. Le 173 persone ancora prigioniere vennero liberate.
Nell’operazione rimasero feriti nove uomini del GIGN e sedici tra passeggeri e componenti dell’equipaggio. Le uniche vittime tra gli ostaggi furono le tre persone assassinate ad Algeri prima del decollo.
L’intervento di Marignane divenne una delle operazioni più note del GIGN e un caso di riferimento internazionale nella gestione dei dirottamenti aerei.