Quantcast
Clarence Elkins: il mozzicone di sigaretta che smascherò un errore
Vai al contenuto
Iscriviti alla nostra newsletter

Seguici sui nostri canali

NEWSMONDO #CANALI

Clarence Elkins: il mozzicone di sigaretta che smascherò un errore

scena del crimine

Condannato per un omicidio commesso in Ohio, Clarence Elkins venne scagionato nel 2005 grazie al DNA raccolto da un mozzicone di sigaretta.

Nelle prime ore del 7 giugno 1998, un uomo entrò nell’abitazione di Judith Johnson a Barberton, nello Stato americano dell’Ohio. La donna venne violentata e uccisa. La nipote di sei anni, che trascorreva la notte con lei, fu aggredita e lasciata priva di sensi, ma sopravvisse.

Dopo essersi ripresa, la bambina cercò aiuto. Interrogata dalla polizia, disse inizialmente che l’aggressore somigliava allo zio Clarence. Il riferimento portò rapidamente all’arresto di Clarence Elkins, genero di Judith Johnson.

Elkins dichiarò di trovarsi nella propria abitazione, a circa 65 chilometri di distanza, durante l’intervallo nel quale era avvenuto il delitto. La moglie Melinda, figlia della vittima, confermò il suo alibi.

Scena del crimine
Scena del crimine

Clarence Elkins: la condanna fondata sull’identificazione della bambina

Durante il processo, celebrato nel 1999, la bambina indicò Elkins come autore dell’aggressione. Nessuna prova fisica lo collegava però alla scena: i capelli recuperati sui reperti non erano compatibili con lui.

Il 4 giugno 1999, la giuria lo dichiarò colpevole di omicidio, tentato omicidio aggravato, violenza sessuale e lesioni. Elkins venne condannato al carcere a vita.

Nel 2002 la giovane testimone ritrattò l’identificazione, spiegando di ricordare un aggressore con gli occhi marroni, mentre Elkins li aveva azzurri. La richiesta di celebrare un nuovo processo fu respinta.

Nel 2004, grazie anche all’Ohio Innocence Project, nuovi esami individuarono lo stesso profilo genetico maschile sui reperti provenienti da entrambe le vittime. Il DNA escludeva Elkins, ma nel luglio 2005 un giudice negò ancora una volta il nuovo processo.

Il mozzicone che portò alla prova decisiva

Le verifiche della famiglia si concentrarono su Earl Mann, un uomo che all’epoca del delitto viveva accanto a Judith Johnson. Nel frattempo Mann era stato incarcerato per altri reati e, per una coincidenza, si trovava nello stesso istituto penitenziario di Elkins.

Elkins raccolse un mozzicone di sigaretta gettato da Mann e lo fece consegnare ai propri avvocati. Il DNA ricavato dalla saliva corrispondeva al profilo genetico trovato sui reperti del delitto.

Emersero anche documenti mai messi a disposizione della difesa. Nel gennaio 1999, durante un arresto per un altro reato, Mann aveva chiesto a un agente perché non fosse stato accusato dell’omicidio di Judith Johnson. Il poliziotto aveva scritto una comunicazione interna, che non raggiunse il processo.

Dopo ulteriori esami, il 15 dicembre 2005 le condanne di Elkins furono annullate e le accuse ritirate. Nel 2008 Mann si dichiarò colpevole dell’omicidio, del tentato omicidio e delle violenze, ricevendo una condanna al carcere a vita senza libertà condizionale.

Il caso dimostrò come un’identificazione errata possa prevalere anche su un alibi e sull’assenza di prove scientifiche. Clarence Elkins venne riconosciuto innocente dopo oltre sette anni trascorsi tra custodia cautelare e carcere.

Leggi anche
Il killer dell’alfabeto: i tre delitti di Rochester mai ufficialmente collegati

Riproduzione riservata © 2026 - NM

ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2026 15:34

Il killer dell’alfabeto: i tre delitti di Rochester mai ufficialmente collegati

nl pixel